Asma – bambini – rischio inquinamento

Asma, rischio inquinamento per i bambini  – 
Per bambini che vivono in una città aumenta le probabilità di insorgenza dell’asma
L’asma infantile è legato all’esposizione a fattori inquinanti. I dati pubblicati congiuntamente dal Département d’Épidémiologie et Maladies Allergiques et Respiratoires (EPAR) dell’Università della Sorbona e dallo Institut National de le Santé et de la Recherche-Médicale (INSERM), aventi sede entrambi a Parigi, indicano che l’inquinamento atmosferico può essere alla base di nuovi casi di
asma.
Inoltre, segnalano che le prove ricavate da studi tossicologici, unitamente a informazioni relative ai geni associati all’asma, evidenziano un legame biologico verosimile tra inquinamento atmosferico e asma.
Stando ai nuovi dati, è altresì probabile che 1 bambino su 7 che abita a meno di 75 m da una strada trafficata sviluppi asma mentre nelle aree a forte inquinamento, la percentuale di bambini che potrebbero esserne affetti è di 1 a 4.
Inoltre, i livelli di inquinanti presenti nell’aria presenti nell’aria aggravano le condizioni degli asmatici malgrado il calo generale registrato in termini di inquinamento atmosferico industriale.
L’inquinamento atmosferico in ambiente confinato è dovuto a stufe a gas o a cherosene con sistema di ventilazione deficiente, fumo di sigarette, solventi, adesivi presenti nelle vernici e altri materiali simili. Inoltre, tale forma d’inquinamento è in costante aumento e, dato che le persone trascorrono, in media, quasi il 90% del tempo al chiuso, tale circostanza è motivo di preoccupazione.
Questi esiti vengono resi noti complessivamente „nell’Anno dell’Aria“ in cui l’UE ha rafforzato la legislazione relativa alla qualità dell’aria. Tuttavia, a tutt’oggi non è stato preso alcun provvedimento di rilievo in merito all’asma e ad altre malattie analoghe.
“Tali risultati evidenziano che fattori ambientali come le emissioni atmosferiche, nei cui confronti è possibile la prevenzione, possono essere vincolati direttamente a malattie quali l’asma -sostiene la Prof.ssa Isabella Annesi-Maesano, Direttrice per le Ricerche dell’INSERM e Direttrice del Dipartimento EPAR-. Dal momento che l’inquinamento atmosferico è attualmente al secondo posto del ranking mondiale dei fattori di rischio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, serve un approccio serio per l’asma e altre malattie analoghe“.
„Questo tipo di studi contribuisce a sottolineare quanto sia importante proteggere i bambini dai rischi ambientali – prosegue il Prof. Nikos Papadopoulos, Presidente di EAACI -. Si rende necessaria una maggiore attenzione da parte di tutti e, in modo particolare, dall’UE, sia verso i livelli di inquinamento atmosferico sia verso le malattie allergiche respiratorie, per poter garantire progressi significativi atti a migliorare la vita dei bambini“.
Del resto, una ricerca pubblicata sul Journal of Infectious Diseases da parte di scienziati dell’Università del Wisconsin sostiene che i bambini che vivono in città corrono più rischi di sviluppare asma degli altri.
I ricercatori hanno preso in esame campioni di secrezioni nasali di 500 bambini residenti in quattro grandi città americane (Boston, New York, Baltimora e St. Louis), confrontandoli con quelli di 285 bambini che vivono nelle campagne attorno a Madison, la città sede dell’ateneo.
I bambini “urbani” hanno mostrato in genere una minor presenza di virus nell’organismo, fatta eccezione per gli adenovirus, scovati nel 4,8 per cento dei piccoli cittadini contro lo 0,7 dei campioni dei bimbi di campagna: “questo è interessante perché l’adenovirus causa infiammazioni ripetute e persistenti, che possono essere causa dei problemi alle vie aeree legati all’asma“, hanno spiegato gli autori.
Del resto, è la maggiore incidenza di asma nella popolazione infantile cittadina potrebbe essere legata al maggior inquinamento atmosferico. Recenti ricerche, infatti, hanno messo in evidenza come il particolato degli scarichi a gasolio, oltre a modificare le proprietà del polline rendendolo più allergenico, contribuiscono ad aumentare la produzione di immunoglobuline E, responsabili dell’allergia.
I soggetti più a rischio sono stati individuati in coloro che, oltre a vivere nelle metropoli, risiedono in particolare ai piani bassi dei palazzi: cioè troppo a ridosso del traffico e delle sue esalazioni, incrementate dagli scarichi di auto e mezzi pubblici. Uno studio condotto nelle scuole materne di alcune città e rivolto a 2.500 famiglie ha evidenziato che quasi il 43% dei bambini al di sotto dei cinque anni ha sintomi tipici dell’asma, tosse cronica, tosse notturna e raffreddori che durano più di dieci giorni, rispetto al 10% finora riconosciuto.
Che lo smog rappresenti un veicolo di diffusione e incremento di asma e allergie è stato confermato da Lancet, prestigiosa rivista che in una ricerca condotta nelle zone rurali di Svizzera, Germania e Austria, ha dimostrato come i bimbi di campagna fossero meno predisposti alle malattie respiratorie rispetto ai coetanei di città.

Articolo dal Sito italiasalute.it

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